Conclusione del progetto "Uea per l'Expo": per l'agroalimentare servono soluzioni di filiera e prodotti innovativi con un alto contenuto di servizio

Nell'anno dell'Expo, Uea ha dato il suo contributo al Sistema Italia analizzando in un ampio ciclo di convegni i rischi di sei filiere simbolo dell'agroalimentare italiano, individuati in tre macro ambiti: frodi/contraffazione, etichettatura/confezionamento, immagine/reputazione. “La conclusione di questo progetto – ha sottolineato, in apertura dell'ultimo evento dedicato al tema, il vicepresidente Uea Francesco Barbieri – non poteva non coinvolgere direttamente il mondo assicurativo con un appello diretto, forte e motivato, alle fabbriche prodotto che, tranne rare eccezioni, non contemplano soluzioni specifiche per un settore che rappresenta il secondo manifatturiero del Paese e il simbolo dell'Italia nel mondo”.

Se è vero che il fatturato complessivo dell'industria alimentare ammonta a 132 miliardi di euro, quello della contraffazione di prodotti Made In Italy ha superato i 60 miliardi. “Per combattere questo fenomeno serve un'azione sinergica di tutti i soggetti coinvolti – forze dell'ordine, istituzioni, produttori e loro rappresentanze, consumatori – ma anche l'industria assicurativa deve giocare la sua parte, ad esempio sopperendo alle perdite pecuniarie derivanti da contraffazione ed uso fraudolento del marchio. Inoltre – ha spiegato la consigliera Uea Anna Fasoli – un ruolo chiave lo può svolgere la tutela legale, con la previsione di specifiche clausole di difesa contro il danno reputazionale”.

Ma prima di proporre soluzioni al mercato, Uea si è occupata di mappare analiticamente l'esistente attraverso un'approfondita disamina – condotta dal delegato distrettuale Uea Mario Cipriano – delle polizze offerte da otto compagnie operanti sul mercato domestico, con focus su danni causati (oggetto del rischio e prodotti assicurati; interruzione di attività; danni da prodotti intermedi a prodotti finiti) e danni subiti (contaminazione accidentale e dolosa; ritiro disposto dalle autorità; ritiro diretto e indiretto; spese di distruzione o ricondizionamento, di consulenza e per la gestione della crisi e per mitigare il danno d'immagine, di rimpiazzo, di ridistribuzione, di riabilitazione; perdita di profitto). “Le compagnie che hanno dato più soluzioni in chiave di innovazione di prodotto sono sicuramente quelle estere o italiane con azionisti esteri – ha concluso Cipriano – mentre quelle italiane permangono su un approccio più tradizionale”.

Infine, il consigliere Uea Giuseppe Villa ha sottolineato come, soprattutto per le imprese di piccola dimensione che non possiedono gli strumenti interni per fronteggiare adeguatamente i loro rischi specifici, sia fondamentale avere polizze con un elevato contenuto di servizio. “In particolare sul fronte di rischio più sentito – e per molti versi onnicomprensivo, tanto che viene definito il rischio dei rischi – ovvero quello reputazionale è essenziale che la polizza preveda l'accesso ad un servizio 24 ore su 24 di gestione strategica della crisi con una consulenza specialistica per gli aspetti legali e di comunicazione rispetto a consumatori, distributori, fornitori e stakeholder. Oltre a questo, altro elemento fondamentale che Uea individua è la copertura delle spese volte a migliorare i sistemi di prevenzione, protezione e tutela”.

Al convengo hanno preso parte anche due rappresentanti di enti locali, direttamente coinvolti nelle tematiche trattate –Alberto Zannol, direttore sezione Competitività sistemi agroalimentari del dipartimento Agricoltura e sviluppo rurale della Regione Veneto; e Filippo Codato, direttore Condifesa Veneto – mentre la tavola rotonda ha visto la partecipazione di Claudio Galtarossa, direzione Commercial Lines di Axa Assicurazioni e Investimenti; Denis Susanna, direttore del Consorzio di Tutela del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Veneto IGP; e Roberto Conforti, presidente Uea.

Da questa seconda parte del convengo sono emerse le esigenze del mondo imprenditoriale, fatto di una miriade di piccoli produttori che però sempre di più ragionano e si muovono secondo una logica di filiera, raggruppandosi in consorzi e cooperative che possono giocare un ruolo chiave di rappresentanza delle istanze di tutela e costituire un interlocutore ideale per il mondo assicurativo. Di quest'ultimo, tra i pochi player ad avere studiato soluzioni specifiche per il settore agroalimentare, Axa si è distinta per aver incentrato la risposta assicurativa proprio su una logica di prodotto-servizio. “Da un lato attraverso la proposta di clausole effettivamente calibrate sui rischi di filiera del settore – ha spiegato Galtarossa – dall'altro proponendo sia un servizio di risk engineering (loss prevention) sia, in caso di sinistro, l'assistenza di una società di consulenza per la gestione delle crisi e di periti specializzati in diversi ambiti di produzione”.

A coronamento della mattinata, la chiosa del presidente Conforti è insieme un monito e un elogio per la categoria: “Chiamati ad interpretare le esigenze delle imprese, a tradurre in soluzioni personalizzate bisogni assicurativi complessi, e anche a trasferire necessità e proposte concrete ai tecnici delle compagnie, noi intermediari professionali dobbiamo essere in grado di qualificarci come consulenti, mettendo in campo conoscenze specialistiche e notevoli capacità relazionali. Questo è il senso delle assicurazioni per le aziende e questo è il valore aggiunto che solo un intermediario professionista può, anzi deve, fornire”.

Nei prossimi giorni sul sito www.uea.it e sulla pagina Facebook e LinkedIn dell'Associazione saranno disponibili ulteriori approfondimenti, il resoconto dei lavori assembleari e la Relazione annuale del Presidente Roberto Conforti.


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